Referendum taglio dei parlamentari, le ragione del “SI” e del “NO”

Written by on 1st September 2020

Londra (Roberta Chiatti) – Tra poche settimane in Italia si voterà per il Referendum costituzionale sul taglio dei parlamentari, il quarto confermativo nella storia della Repubblica italiana e i cui sondaggi affermano che ci sono buone speranze per i sostenitori.

Tuttavia, non mancano i dissidenti che finora hanno sollevato problematiche che gli italiani dovrebbero affrontare se venisse approvato.

Fondamentalmente la proposta di legge, già approvata l’8 ottobre 2019 ma ridotta a referendum a causa di una richiesta fatta da alcuni senatori, prevede il taglio del 36,7% di entrambi i componenti delle Camere dei deputati e senatori:

  • Da 630 a 400 deputati
  • Da 315 a 200 senatori

Con l’approvazione della riforma saranno ridotti anche i parlamentari eletti all’estero raggiungendo un numero di 8 deputati e 4 senatori. 

I sostenitori ritengono che una simile iniziativa ridurrebbe gli intoppi burocratici all’interno del sistema politico e garantendo anche un risparmio annuo che favorirebbe le tasche degli italiani.

In merito, però, l’Osservatorio dei conti pubblici italiani rivela che con il taglio dei parlamentari si arriverebbe ad un  risparmio netto annuale di 57 milioni di euro,  pari allo 0,007% della spesa pubblica italiana. Una cifra irrisoria secondo i dissidenti e non paragonabile al valore della democrazia, che verrebbe violata se tale misura venisse approvata.

L’On. Massimo Ungaro (Italia Viva) definisce il referendum “un’umiliazione” nei confronti dei cittadini, soprattutto per i connazionali all’estero, i quali non riceverebbero una giusta rappresentanza.

In effetti, si conterebbe un solo deputato per oltre  700mila italiani per circoscrizione estera e un senatore per oltre 1 milione di italiani residenti nel resto del mondo.

Inoltre secondo l’On. Ungaro: “Per noi all’estero con la riduzione parlamentare si creeranno dei collegi elettorali molto grandi e fare le campagne elettorali sarà estremamente costoso e quindi per gareggiare potranno solo poche persone che hanno alle spalle enormi risorse finanziarie oppure organizzazioni molto grosse […] va ostacolare la contendibilità delle cariche elettive ”  

Il deficit di rappresentanza parlamentare è quindi il punto in comune dei dissidenti dei vari schieramenti politici ma anche la causa principale del divario creatosi all’interno di alcuni partiti da sempre favorevoli alla riforma.

Un esempio? Il M5S, che oggi si ritrova a fare i conti con “i traditori” i dissidenti della riforma come l’On. Elisa Siragusa. Se prima l’On Siragusa ha votato a favore per “disciplina di partito”, successivamente ha preferito far valere la sua idea.

Durante il talk show “London Calling”,  l’On. Siragusa fa una premessa e rivela che sia nel Movimento che in altri partiti, i membri sono invitati a “portare la voce” del proprio gruppo, non la loro idea.

In poche parole, se il M5S ritiene sia opportuno gettarsi nel fuoco, loro devono farlo per mantenere il partito saldo e unito senza discrepanze e chi non lo fa è visto come un vero e proprio “traditore”. Un concetto completamente antitetico all’ideale di democrazia che la Repubblica italiana sancisce nella Costituzione.

“Penso che votare secondo partito sia una cosa purtroppo comune a tutti. Anche l’On. Borghi (Lega) si è espresso in questi giorni proprio dicendo che è sempre stato contrario a questa riforma e che da libero cittadino voterà NO nell’urna, ma in Parlamento ha votato come chiedeva la Lega”  

Fatta questa premessa, la Siragusa ritiene non ci siano ragioni valide per approvare il referendum perchè non è vero che un deficit di rappresentanza migliori l’efficienza del sistema politico:

“L’efficienza la si ottiene modificando i regolamenti parlamentari” – dichiara la Siragusa su London ONE radio, un’affermazione fatta in modo simile dall’On. Angela Schirò (PD).

Secondo la Schirò per snellire i processi burocratici è necessario il superamento del bicameralismo perfetto e non a caso lei stessa votò  a favore del Referendum Renzi-Boschi nel 2016. 

Quindi votare “NO” cosa comporterebbe:  ulteriori lamentele sullo scenario paludoso italiano o soluzioni significative per il miglioramento della performance burocratica ed economica del Paese?

In effetti “bisognerebbe poi affrontare la tematica del bicameralismo” dichiara il Sen. Raffaele Fantetti (Forza Italia) che aggiunge “noi siamo uno dei pochi Paesi che hanno due Camere che fanno le stesse cose, questo ha dei vantaggi ma anche degli svantaggi: per esempio bisognerebbe lavorare sui regolamenti parlamentari”

Mentre, per i sostenitori come l’On. Simone Billi (Lega) votare “SI” significherebbe: “Snellire il lavoro parlamentare” – dichiara Billi che aggiunge: “secondo me si snellisce anche nelle commissioni perchè meno persone da mettere d’accordo vuol dire lavorare più velocemente”. 

Ora non resta che lasciare al popolo l’ardua scelta e decidere sul futuro della politica e dell’intero Paese.

 


Current track

Title

Artist

Background