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I 10 artisti italiani che ebbero successo all’estero prima dei Maneskin

Londra (Roberta Chiatti) – Fino ad oggi non si fa altro che parlare del grande successo dei Maneskin che in un solo anno sono riusciti a raggiungere i loro obiettivi grazie al loro talento, stile  e le loro canzoni  in inglese. Tuttavia i Maneskin non sono gli unici italiani a scalare le vette delle classifiche mondiali. A solcare la strada del successo sono state altre rock band italiane e artisti negli anni ’70 e ’80.

Noi ne abbiamo raggruppati 10 e iniziamo proprio dalla PFM, il primo gruppo rock italiano ad avere successo all’estero, in particolare negli Stati Uniti. Il grande successo arrivò con il disco live, Cook, pubblicato nel 1974 che raggiunse il 150esimo posto della classifica di Billboard, un vero e proprio primato dell’epoca. L’anno successivo con l’album Chocolate Kings coinvolgono il pubblico americano con una forte critica all’ imperialismo americano. La decadenza dei PFM avvenne dopo Jet Lag quando i ritmi frenetici di quel Paese vedevano i componenti molto stressati.

Negli anni ’70 fu un altra band italiana ad attirare l’attenzione del pubblico straniero, Le Orme, che con il frontman della band tedesca Van Der Graaf Generator, fecero la storia anche in Inghilterra dove erano soliti suonare per intere serate nei locali. L’album che li portò ai primi successi fu” Felona e Sorona”  che grazie al tocco di Peter Hammill acquisì un suono del tutto internazionale tanto da permettere a Le Orme di esibirsi per due settimane nel nel prestigioso Marquee di Londra.

A provarci in UK fu anche Battiato, ma nonostante il suo talento e impegno, la lingua inglese non era il suo forte. Pertanto album come Fetus o  Echoes of Sufi Dances non ebbero successo proprio perchè le traduzioni dei testi erano letterali e l’inglese era molto italianizzato. Tuttavia, Battiato riuscì ad incontrare il suo pubblico estero in Spagna.

Tra le tante rockstar italiane, Zucchero è tuttora una grande pietra miliare nel panorama artistico britannico e americano tanto da aver poi collaborato con Paul Young, Randy Crawford, Sting e tanti altri che lo hanno accolto a braccia aperte dopo aver notato la sua genialità musicale. Tra i suoi successi esteri, ricordiamo l’album Zucchero del 1991 che entro nella classifica inglese e  Zu & Co che raggiunse il numero 84 della classifica Billboard battendo quindi il premiato della PFM. 

A Zucchero si affianca anche Riccardo Cocciante il quale però rispetto a tutti gli altri ha una marcia in più: è  per metà francese ed è nato in Vietnam. La sua carriera ebbe inizio proprio in Francia. I brani che lo condussero al successo furono  Anima  e Quando finisce un amore. Quest’ultimo, con l’arrangiamento di Ennio Morricone,  entra in classifica negli Stati Uniti e  nel 1976 con la 20th Century Fox produce un album in inglese.

All’appello non manca Battisti con Images, l’album in inglese del 1977 che voleva farlo entrare nel mercato americano. Tuttavia, come nel caso di Battiato, c’erano problemi di pronuncia della lingua inglese, quindi anche se la musica prodotta era ottima per il periodo e i trend di quel mondo internazionale, c’era sempre questa nota aspra  della lingua che lo allontanava dal panorama americano.  Tra i diversi brani in inglese apprezzati anche in UK ricordiamo Una donna per amico  scritta in inglese a Londra. Successivamente arrivò il momento del riscatto, quando fu invitato a diverse show televisivi in alcuni paesi esteri, ma si bloccò tutto perchè Battisti non voleva più apparire.

Anche De André tentò di entrare  nel mercato britannico nel 1969 con il disco Tutti morimmo a stento, il suo primo concept album.  Di questo vinile esiste solo un’unica copia che fu tenuta segreta da  un collezionista americano, il quale arrivato ad una certa età rese la cosa pubblica e il disco poi passo  al italiano collezionista Mimmo Carrata.

Tra gli artisti italiani degni di spazio nel mercato angloamericano si posiziona Finardi quando nel 1982 realizzò Finardi, che decide di rivedere tutto il disco in chiave anglofona, con arrangiamenti elettronici.

Se pensiamo ad altre band italiane, non mancano i Pooh che dal 1979 hanno un rapporto con gli Stati Uniti costante, grazie anche a  Teddy Randazzo, collaboratore di Sinatra e della Warwick, che traduceva i loro testi.  L’album Stop, raggiunse in particolare l’Europa, ma non andò bene negli Stati Uniti anche se poi prende  il disco d’oro in Italia.

Non solo uomini ma anche donne come Patty Pravo furono molto notate all’estero come negli Stati Uniti dove sposò   il chitarrista John Edward Johnson. In quel periodo all’estero produce un disco new wave, Cerchi, che in Italia avrebbe portato solo scandalo. E cosi  fu, perchè anzichè puntare all’estero, il disco venne promosso in Italia e non raggiunse il successo che meritava. Pertanto dopo questo errore, decise di tornare in Italia e puntare solo sul mercato nostrano

Dulcis in fundo, Celentano e il  suo Prisencolinanciusol, una canzone con un inglese inventato entrando in classifica negli States e che solo dopo 2 anni ebbe successo in Italia. Nel 1977 nasce Tecadisk del 1977,un album in inglese i cui testi  vennero curati da  Danny B. Besquet,  il produttore di Nikka Costa e il bassista dei Giants. Ma anche qui, la pronuncia inglese non era cosi poi tanto vicino alla lingua madre che il disco non diventò popolare. Anni dopo il suo film Geppo il folle  narra di un cantante di successo che vuole sfondare in America ma non conosce la lingua

 

 

 

 

 

 

 

 

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